Calcolosi urinaria

Calcolosi urinaria

La calcolosi urinaria è una malattia dell’apparato urinario dovuta alla formazione di calcoli urinari. Questi sono degli aggregati solidi (piccole pietre), che si depositano nelle cavità dell’apparato urinario (reni, ureteri, vescica) più comunemente costituiti da ossalato di calcio o da acido urico.

La produzione dei calcoli deriva dal superamento della concentrazione massima consentita dei sali in soluzione nelle urine, in modo tale che i sali stessi tendono ad aggregarsi fino a formare dei cristalli; il compattarsi tra loro di questi ultimi fa insorgere il calcolo.

Quando i calcoli sono di dimensioni piuttosto ridotte e sono situate in determinate posizioni, solitamente non arrecano fastidi.
Qualora, però, il calcolo si ingrossi e/o migri in zone più sensibili, i sintomi di quella che viene definita “colica renale” diventano tra i più dolorosi che si possano conoscere: un dolore acuto, di solito di tipo intermittente, aggredisce un fianco, fino ad estendersi alla regione lombare.

Non di rado, durante una colica renale, il paziente manifesta nausea, vomito, sudorazione, senso di gonfiore addominale e sangue nelle urine.

La colica renale viene solitamente curata con farmaci antidolorifici, mentre la terapia dei calcoli urinari è diversa a seconda della sede del calcolo, delle sue dimensioni, della sua presunta composizione e degli effetti determinati dal calcolo sull’apparato urinario.

Poiché i calcoli tendono con il tempo ad aumentare di dimensioni (con il rischio crescente di causare infezioni urinarie e danni talvolta irreparabili ai reni), è opportuno intervenire non appena l’urologo riterrà che sia giunto il momento.

Le tecniche tradizionali di tipo chirurgico sono state quasi del tutto sostituite da metodologie caratterizzate da una minima invasività, tra le quali la “litotrissia extracorporea ad onde d’urto” (ESWL), che consiste in un trattamento attuato senza anestesia mediante un apparecchiatura in grado di frantumare i calcoli attraverso l’emissione di speciali onde energetiche.

Assai utilizzate sono anche la “litotrissia percutanea renale” (PNL) (intervento chirurgico endoscopico, che richiede un’anestesia generale, eseguito mediante uno strumento ottico denominato nefoscopio) e la “litotrissia ureterale endoscopica” (intervento chirurgico endoscopico, che richiede un’anestesia spinale, eseguito mediante uno strumento ottico denominato ureteroscopio).

E’ da evidenziare che alcuni particolari tipi di calcoli, in particolare quelli composti da acido urico, possono essere sciolti con l’utilizzo di alcuni farmaci e combattuti, anche in via preventiva, con una dieta povera di sostanze ad alto contenuto di acido urico (come carni, specie grasse).

E’ di ausilio, in ogni caso, introdurre regolarmente notevoli quantità di liquidi nell’organismo, in particolare acque oligominerali, ossia a basso contenuto di sali minerali.

La risposta è assolutamente no!!
Qualsiasi tipologia di intervento alla prostata per ipertrofia prostatica (a cielo aperto, endoscopico, laparoscopico o robotico) non comporta l’impotenza, ovviamente se lei ha problemi di erezione prima di operarsi li avrà anche dopo l’intervento.

Il suo urologo le ha prescritto un alfa-litico, tale farmaco la aiuta a mingere meglio e a svuotare meglio la sua vescica, tuttavia alcuni di essi presentano un effetto collaterale che si chiama eiaculazione retrograda, cioè al momento dell’orgasmo lo sperma non viene più emesso all’esterno ma nella vescica per poi essere eliminato quando si minge. Tuttavia alla sospensione del farmaco di solito quest’effetto collaterale svanisce.

Certamente, anzi un’attività sessuale regolare fa bene alla prostata!Ovviamente alcune pratiche come ad esempio il coito interrotto devono essere assolutamente evitate..

Certamente! Essendo il cancro prostatico asintomatico (almeno all’inizio) le uniche armi per arrivare ad una diagnosi precoce sono i controlli urologici periodici ed il dosaggio del PSA totale nei soggetti di età superiore a 40 anni. Tali semplici presidi possono indirizzare ad esami di secondo livello (ecografia prostatica transrettale; dosaggio urinario del PCA3; biopsia prostatica) che possono portare alla diagnosi ad uno stadio iniziale, ad una terapia precoce ed alla guarigione nella maggioranza dei casi.