Cistite Interstiziale

Cistite Interstiziale

CISTITE INTERSTIZIALE

La Cistite Interstiziale è una malattia cronica e rara, subdola e difficile da diagnosticare, che colpisce soprattutto le donne (9:1) e di cui, ancora oggi, non esiste una sufficiente consapevolezza. Questo perchè spesso si presenta con gli stessi sintomi della cistite “classica”: bruciore, dolori al basso ventre, aumentata frequenza urinaria, urgenza minzionale spesso associata ad incontinenza,e nella donna con algie vaginali tali da provocare un’impossibilità ad avere rapporti sessuali. Viene quindi coinvolto tutto l’apparato uro-genitale ed il pavimento pelvico ed il dolore risponde difficilmente ai più comuni farmaci antidolorifici.
Solitamente insorge attorno ai 40 anni di età, ma ben un quarto dei pazienti ha meno di trent’anni. Dati statistici dicono che un paziente impiega una media di 5/7 anni dopo aver girato 4/5 specialisti tra ginecologi ed urologi senza ottenere una risposta sulla natura dei propri disturbi.
Se trascurata, la CI può trasformarsi in un disturbo estremamente debilitante. Una rapida e corretta diagnosi consente la possibilità di instaurare una idonea terapia, prima che la progressione della malattia provochi a livello della vescica un danno irreversibile.

ETIOPATOGENESI

L’esatta causa della Cistite Interstiziale non è nota.
L’ ipotesi più avvalorata indentifica la noxa nell’ assenza dei glicosaminoglicani, che costituiscono lo strato mucoso che riveste e protegge l’urotelio,la mucosa interna che riveste la vescica. Un’altra possibile causa potrebbe essere rappresentata dalla presenza di anomalie nei mastociti, cellule del sistema immunitario implicate in processi di infiammazione e riparazione tissutale, il cui numero aumenta considerevolmente nella vescica dei soggetti affetti.

CLINICA

I sintomi della Cistite Interstiziale sono di solito lentamente progressivi e si aggravano nel corso di mesi o anni, comprendono forte dolore o bruciore vescicale, urgenza e frequenza minzionale (addirittura i soggetti affetti possono arrivare ad urinare fino a 50 – 60 volte durante il giorno e 20 – 30 volte durante la notte per la ridotta capacità vescicale), dolore sovrapubico, dolore pelvico cronico. I sintomi sono simili a quelli delle comuni infezioni della vescica, ma in questo caso non è possibile evidenziare un’infezione e la terapia antibiotica non è efficace.

La maggioranza dei pazienti affetti da cistite lamenta, nell’area sovrapubica, dolore o senso di pressione che scompaiono lentamente dopo la Minzione, per poi ricomparire di nuovo quando la vescica si riempie. Talvolta il dolore diventa continuo. A volte i sintomi possono aumentare d’intensità dopo l’assunzione da parte del paziente di particolari cibi come caffè, alcol, agrumi, pomodori e cioccolato. Il continuo bisogno di urinare priva spesso del sonno i soggetti affetti dalla malattia, ciò causa affaticabilità, ansia fino alla depressione.

DIAGNOSI

CISTOSCOPIA: Fondamentale Per La Diagnosi, mette in evidenza una parete vescicale anormalmente spessa, aree di infiammazione,ulcere ed aree emorragiche e/o fibrotiche del rivestimento mucoso interno. L’infiammazione può indurre diverse modificazioni a carico dei tessuti, tra cui la sostituzione fibrosa della parete muscolare, l’assottigliamento e la discontinuità della mucosa, la proliferazione capillare e la degenerazione dei vasi sanguigni attorno alla vescica.

Eventuali biopsie vecicali sono indicate per:

  • escludere specifiche patologie della vescica come carcinoma, displasia o tubercolosi;
  • confermare un’infiammazione delle pareti vescicali
  • identificare sottogruppi di pazienti (ad esempio quelli con quantità eccessive di mastociti o eosinofili)


TERAPIA

Essa comprende trattamenti orali, intravescicali e adiuvanti.

Il trattamento orale comprende:

  • anticolinergici, analgesici urinari, calcioantagonisti e anticonvulsivanti, antidepressivi triciclici
  • antistaminici, se si pensa che la CI abbia un’origine allergica

Il trattamento intravescicale consente un’elevata concentrazione della sostanza nella vescica, elimina il problema del basso livello di escrezione urinaria e riduce gli effetti collaterali dovuti ai farmaci somministrati oralmente. Il farmaco più comunemente utilizzato è il dimetilsulfossido (DMSO), che sembra avere proprietà analgesiche e miorilassanti. I suoi effetti sono comunque temporanei. Si può ricorrere anche all’uso dell’acido ialuronico, in quanto ripara lo strato mucoso danneggiato e riduce il dolore e la frequenza minzionale.

Quando la sintomatologia non recede con la terapia intravescicale o con la terapia medica, si può pensare ad un trattamento

Certamente! Essendo il cancro prostatico asintomatico (almeno all’inizio) le uniche armi per arrivare ad una diagnosi precoce sono i controlli urologici periodici ed il dosaggio del PSA totale nei soggetti di età superiore a 40 anni. Tali semplici presidi possono indirizzare ad esami di secondo livello (ecografia prostatica transrettale; dosaggio urinario del PCA3; biopsia prostatica) che possono portare alla diagnosi ad uno stadio iniziale, ad una terapia precoce ed alla guarigione nella maggioranza dei casi.

La risposta è assolutamente no!!
Qualsiasi tipologia di intervento alla prostata per ipertrofia prostatica (a cielo aperto, endoscopico, laparoscopico o robotico) non comporta l’impotenza, ovviamente se lei ha problemi di erezione prima di operarsi li avrà anche dopo l’intervento.

Certamente, anzi un’attività sessuale regolare fa bene alla prostata!Ovviamente alcune pratiche come ad esempio il coito interrotto devono essere assolutamente evitate..

Il suo urologo le ha prescritto un alfa-litico, tale farmaco la aiuta a mingere meglio e a svuotare meglio la sua vescica, tuttavia alcuni di essi presentano un effetto collaterale che si chiama eiaculazione retrograda, cioè al momento dell’orgasmo lo sperma non viene più emesso all’esterno ma nella vescica per poi essere eliminato quando si minge. Tuttavia alla sospensione del farmaco di solito quest’effetto collaterale svanisce.