Ipertrofia prostatica benigna

Ipertrofia prostatica benigna

Ipertrofia prostatica benigna

L’IPB è caratterizzata da disturbi urinari associati alla presenza di un quadro istologico caratteristico di crescita della regione centrale (area di transizione) della ghiandola prostatica.

SINTOMI

  • Nicturia (il paziente si sveglia per urinare durante la notte)
  • Pollachiuria (elevata frequenza minzionale diurna)
  • Esitazione minzionale (difficoltà ad iniziare la minzione)
  • Sensazione di mancato svuotamento vescicale
  • Gocciolamento post-minzionale
  • Forza del getto urinario di intensità ridotta

DIAGNOSI

  • Esplorazione rettale
  • Dosaggio del PSA totale, libero e frazionato

Indagini strumentali:

  • Ecografia prostatica transrettale (TRUS)
  • Uroflussimetria

TERAPIA

Trattamento farmacologico

  • Alfa- litici (silodosina, tamsulosina, alfuzosina, doxazosina, terazosina)
  • Farmaci che migliorano il flusso urinario
  • Inibitori delle 5alfa redattasi (finasteride, dutasteride)
  • Farmaci che riducono il volume prostatico
  • Fitofarmaci
  • Farmaci che riducono il volume prostatico e la componente infiammatoria

Terapia chirurgica

  • L’intervento chirurgico si rende necessario in caso di:
  • ritenzione acuta d’urina
  • idronefrosi (dilatazione delle vie escretrici renali)
  • infezione urinaria ricorrente aggravata dalla presenza di residuo (ristagno) urinario
  • calcolosi vescicale

Possibili tipologie di trattamento

  • Prostatectomia transvescicale a cielo aperto (riservato di solito a pazienti con prostate di peso elevato)
  • Resezione endoscopica per via trans-uretrale (T.U.R.P. = Trans Urethral Resection of Prostate) con resettore classico e bipolare
  • Resezione endoscopica mediante laser (PVP, HoLEP)

Definizione
L’ipertrofia prostatica è definita dalla crescita non tumorale (benigna) del tessuto prostatico. In particolare, la zona della ghiandola prostatica soggetta ad una crescita maggiore è la zona che circonda l’uretra, potendo creare nel tempo problemi all’atto della minzione.

Incidenza
Il processo di crescita prostatica inizia dalla pubertà, per effetto di squilibri ormonali e dell’azione di numerosi fattori di crescita.  Si stima che circa il 60% degli uomini oltre il 60 anni soffra di ipertrofia prostatica benigna (IPB). Sebbene l’IPB non causi necessariamente disturbi urinari,  si calcola che circa il 30% degli uomini oltre i 65 anni soffre di sintomi urinari severi legati all’ipertrofia prostatica, che riducono notevolmente la qualità della vita.

Segni e sintomi
Tipicamente il paziente riferisce un aumento della frequenza delle minzioni, soprattutto di notte, dovendosi svegliare diverse volte. Altri sintomi comuni sono uno stimolo urgente a urinare, difficoltà a iniziare a urinare, un flusso di urina  debole e che può interrompersi, uno sgocciolamento e una sensazione che la vescica non si sia vuotata completamente  dopo aver completato la minzione. In alcuni casi si può arrivare anche alla ritenzione urinaria completa (cioe’ non riuscire in alcun modo ad urinare) dovuta ad una completa ostruzione dell’uretra da  parte della prostata ipertrofica.
Esistono dei questionari, validati da enti internazionali, come il questionario IPSS (International Prostate Symptom Score) i quali, grazie a poche domande a cui il paziente deve rispondere in modo autonomo sono in grado di quantificare numericamente la gravità dei sintomi.

Diagnosi

La presenza di una prostata ingrossata viene sospettata dai sintomi con cui si presenta il paziente.  Un esame clinico accurato, comprendente anche l’esplorazione rettale, è in grado di orientare il medico sulla diagnosi di IPB e di escludere altre patologie in grado di dare una sintomatologia sovrapponibile. Ulteriori esami possono essere condotti per valutare le dimensioni della ghiandola prostatica, la gravità dei sintomi e l’evoluzione della malattia.
L’esame delle urine viene richiesto per escludere infezioni delle vie urinarie, in grado di dare alcuni sintomi della IPB, nonché possibile complicanza della IPB stessa.
Inoltre viene di solito  richiesto il dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico), importante marcatore del tumore della prostata. L’uroflussometria, il volume residuo post-minzionale e lo studio urodinamico pressione-flusso servono per valutare il flusso dell’urina e le conseguenze sul funzionamento vescicale dovute dall’ostruzione al flusso urinario causata dall’ingrossamento della prostata.

Terapia
Lo scopo della terapia è di migliorare i sintomi, evitare la loro progressione ed evitare le complicanze a lungo termine (es: ritenzione urinaria, insufficienza renale).
Le opzioni terapeutiche variano dalla vigile attesa, a modifiche dello stile di vita, da trattamenti farmacologici a interventi chirurgici. Il tipo di trattamento viene deciso con il paziente in base a quanto i sintomi influenzano la sua qualità di vita e le attività della vita quotidiana, e al rapporto rischio/beneficio.
Le terapie farmacologiche sono le più sicure ma anche quelle che impattano in modo minore sull’entità della sintomatologia. Esistono diversi tipi di farmaci efficaci a livello prostatico: gli alfa-litici (alfuzosina, silodosina, tamsulosina), gli inibitori della 5a-reduttasi (dutasteride, finasteride) ed anche fitoterapici (Serenoa Repens). La terapia farmacologica può essere sufficiente a curare i sintomi di alcuni pazienti, ma altri pazienti avranno bisogno dell’intervento chirurgico.
Le opzioni chirurgiche per l’IPB sono svariate. Si passa da interventi endoscopici, come la TURP (Resezione endoscopica Trans-Uretrale della Prostata) ad interventi di cielo aperto, come l’ATV (Adenomectomia prostatica Trans-Vescicale). Normalmente la TURP viene eseguita per prostate di basso volume, riservando la ATV per prostate più grosse. Da qualche anno però esiste una variante della TURP, in cui le incisioni a livello della prostata vengono eseguite con uno speciale laser all’holmio. Questo intervento innovativo, chiamato HoLEP (Enucleazione Della Prostata con Laser a Holmio) permette di operare per via endoscopica anche le prostate con adenomi voluminosi, essendo in grado di ridurre il rischio di sanguinamenti e complicanze post-operatorie.

La risposta è assolutamente no!!
Qualsiasi tipologia di intervento alla prostata per ipertrofia prostatica (a cielo aperto, endoscopico, laparoscopico o robotico) non comporta l’impotenza, ovviamente se lei ha problemi di erezione prima di operarsi li avrà anche dopo l’intervento.

Certamente, anzi un’attività sessuale regolare fa bene alla prostata!Ovviamente alcune pratiche come ad esempio il coito interrotto devono essere assolutamente evitate..

Certamente! Essendo il cancro prostatico asintomatico (almeno all’inizio) le uniche armi per arrivare ad una diagnosi precoce sono i controlli urologici periodici ed il dosaggio del PSA totale nei soggetti di età superiore a 40 anni. Tali semplici presidi possono indirizzare ad esami di secondo livello (ecografia prostatica transrettale; dosaggio urinario del PCA3; biopsia prostatica) che possono portare alla diagnosi ad uno stadio iniziale, ad una terapia precoce ed alla guarigione nella maggioranza dei casi.

Il suo urologo le ha prescritto un alfa-litico, tale farmaco la aiuta a mingere meglio e a svuotare meglio la sua vescica, tuttavia alcuni di essi presentano un effetto collaterale che si chiama eiaculazione retrograda, cioè al momento dell’orgasmo lo sperma non viene più emesso all’esterno ma nella vescica per poi essere eliminato quando si minge. Tuttavia alla sospensione del farmaco di solito quest’effetto collaterale svanisce.