Malattia di La Peyronie

Malattia di La Peyronie

Malattia di La Peyronie

EPIDEMIOLOGIA E DIAGNOSI
L’induratio penis plastica o malattia di Peyronie è una patologia che comporta una curvatura del pene, associata ad erezioni dolorose ed una eventuale riduzione della rigidità peniena distalmente al tratto interessato dalla patologia. Tale condizione è determinata da una placca calcifica a livello della tonaca albuginea che porta ad una curvatura del pene più o meno importante. Le cause sono incerte, si ipotizzano quali agenti i microtraumi che si possono verificare durante i rapporti sessuali o traumi di altra natura. Quando il pene è flaccido non vi è evidenza della patologia che tuttavia, in casi di deformità severa, può addirittura impedire il rapporto sessuale. La prevalenza è maggiore in uomini di mezza età, anche se non è infrequente riscontrare incurvamenti penieni anche in pazienti più giovani. La diagnosi viene facilmente posta osservando il pene in erezione, il quale può mostrare una curvatura ventrale, dorsale o laterale di vario grado. Alla palpazione è riscontrabile una formazione densa, fibrosa, generalmente a livello della linea dorsale mediana del pene.

TRATTAMENTO
Molti pazienti non hanno reale necessita’ di fare alcun tipo di trattamento poichè’ una volta stabilizzatosi l’eventuale incurvamento penieno, esso consente comunque di avere rapporti sessuali soddisfacenti. Se la malattia viene affrontata nella sua fase precoce, che dura tipicamente alcuni mesi, possono essere usati con un certo successo farmaci mirati a fare passare il dolore penieno ed a bloccare l’incurvamento; essi comprendono: colchicina, pentossifillina, tamoxifene, paraminobenzoato di potassio. La terapia fisica attraverso elettroiontoforesi, microiniezioni di farmaci intraplacca o l’utilizzo di onde d’urto puo’ essere di aiuto anch’essa nella fase precoce della malattia. Se l’incurvamento penieno comporta la totale impossibilità di avere rapporti sessuali si puo’ considerare un intervento chirurgico di raddrizzamento secondo una delle diverse tecniche oggi conosciute.

La risposta è assolutamente no!!
Qualsiasi tipologia di intervento alla prostata per ipertrofia prostatica (a cielo aperto, endoscopico, laparoscopico o robotico) non comporta l’impotenza, ovviamente se lei ha problemi di erezione prima di operarsi li avrà anche dopo l’intervento.

Certamente! Essendo il cancro prostatico asintomatico (almeno all’inizio) le uniche armi per arrivare ad una diagnosi precoce sono i controlli urologici periodici ed il dosaggio del PSA totale nei soggetti di età superiore a 40 anni. Tali semplici presidi possono indirizzare ad esami di secondo livello (ecografia prostatica transrettale; dosaggio urinario del PCA3; biopsia prostatica) che possono portare alla diagnosi ad uno stadio iniziale, ad una terapia precoce ed alla guarigione nella maggioranza dei casi.

Certamente, anzi un’attività sessuale regolare fa bene alla prostata!Ovviamente alcune pratiche come ad esempio il coito interrotto devono essere assolutamente evitate..

Il suo urologo le ha prescritto un alfa-litico, tale farmaco la aiuta a mingere meglio e a svuotare meglio la sua vescica, tuttavia alcuni di essi presentano un effetto collaterale che si chiama eiaculazione retrograda, cioè al momento dell’orgasmo lo sperma non viene più emesso all’esterno ma nella vescica per poi essere eliminato quando si minge. Tuttavia alla sospensione del farmaco di solito quest’effetto collaterale svanisce.