Neoplasie della vescica

Neoplasie della vescica

Si tratta di una neoplasia in costante aumento nei Paesi industrializzati, rappresenta circa il 70 per cento delle forme tumorali a carico dell’apparato urinario e circa il 3 per cento di tutti i tumori.
È più comune tra i 60 e i 70 anni, ed è tre volte più frequente negli uomini che nelle donne.

CLINICA

  • Ematuria (presenza di sangue nelle urine: microscopica o macroscopica)
  • Disuria

DIAGNOSI

  • Esame clinico
  • Esame delle urine: sedimento, colture, citologia
  • Ecografia apparato urinario
  • Endoscopia: uretrocistoscopia con eventuale biopsia della lesione sospetta
  • Urografia
  • TAC/RMN addome e pelvi (stadiazione)
  • Scintigrafia ossea (stadiazione)
  • Radiografia del torace nelle 2 proiezioni (stadiazione)

TERAPIA

L’ approccio terapeutico nei confronti del carcinoma uroteliale della vescica (la variante istlogica più comune) varia notevolmente sulla base della stadiazione. In effetti la storia naturale e la prognosi di questa patologia differiscono a seconda dell’ estensione del tumore nel contesto della parete vescicale.

I tumori superficiali, quelli che non coinvologono lo strato muscolare dell’ organo, hanno basse potenzialità di metastatizzazione e permettono il più delle volte, un approccio terapeutico conservativo, ovvero la rimozione della sola massa neoplastica seguita o meno da chemioterapia endovescicale.
L’ asportazione avviene di solito per via endoscopica (TURBT/LASER terapia).

Chemioterapia endovescicale : prevede l’ istillazioni di farmaci antineoplastici (mitomicina, epirubicina, gemcitabina) o immunostimolanti (BCG) direttamente in vescica. Si evitano così gli effetti collaterali delle somministrazioni per via sistemica e si cerca di agire sulle potenzialità di recidiva (antineoplastici) e progressione (BCG) della neoplasia.

I tumori che coinvolgono lo strato muscolare della vescica, sono considerati ad alto potenziale di metastatizzazione e vengono aggrediti in modo più demolitivo. In tali casi se le condizioni generali del paziente lo permettono vi è l’ indacazione ad interventi di chirurgia quali:

– Cistectomia parziale: asportazione della sola porzione della vescica interessata dalla neoplasia (tecnica oggi utilizzata raramente e solo in casi selezionati)

– Cistectomia radicale : asportazione della vescica e del tessuto circostante. Nelle donne vengono asportati anche l’utero, le ovaie, le tube di Falloppio, parte della vagina e l’uretra; negli uomini anche la prostata, le vescicole seminali ed a volte l’uretra.

In entrambi i casi si procede all’ asportazione dei linfonodi del bacino (dissezione linfonodale) ed alla creazione di una derivazione urinaria, ovvero una diversa modalità di espulsione delle urine. Cio può essere ottenuto in diversi modi:

  • Ureterocutaneostomia: “abboccando” direttamente gli ureteri alla cute dell’ addome. Le urine sono raccolte grazie a specifici presidi (placche da urostomia) che aderiscono alla cute addominale del paziente e ne consentono lo smaltimento.
  • Condotto ileale: viene confezionato un serbatoio di urine utilizzando segmenti di intestino tenue (ileo). Gli ureteri sboccano in questo serbatoio che scarica le urine all’ esterno grazie ad una “bocca” (stomia) cutanea localizzata sull’ addome. Anche in questo caso le urine sono raccolte all’ esterno con l’ ausilio di placche da urostomia.
  • Neovescica ortotopica: confezionando un serbatoio di urine con l’ uso di un segmento di intestino tenue (ileo) opportunamente “rimodellato”; tale “resevoir” è collegato agli ureteri e direttamente all’ uretra, senza la presenza di stomie cutanee. Tale tipo di derivazione, evita i disagi psicologici derivanti dall’ alterazione dello schema corporeo provocata dalla presenza delle stomie cutanee e degli inevitabili dispositivi di raccolta esterna delle urine, tuttavia ha delle indicazioni specifiche (asseza di infiltrazione uretrale da parte della neoplasia, assenza di condizioni patologiche a carico dell’ intestino etc.) e può presentare problemi di ordine metabolico nel post-operatorio. Rappresenta comunque il gold-standard delle tecniche di derivazione urinaria.

Radioterapia 
La radioterapia esterna a campi conformazionali rappresenta una possibile alternativa terapeutica alla chirurgia specie quando esistono controindicazioni a quest’ ultima. In alcuni casi può essere indicato un approccio combinato, con l’ uso della chirurgia per la creazione di una derivazione urinaria esterna.

Chemioterapia sistemica
Quando ci si trova davanti ad una malattia metastatica, si fa ricorso all’ uso di farmaci antineoplastici per via sistemica secondo schemi stabiliti (MVAC, MVEC etc.).

La prognosi dipende dallo stadio del tumore e dallo stato di salute generale del paziente.

Certamente, anzi un’attività sessuale regolare fa bene alla prostata!Ovviamente alcune pratiche come ad esempio il coito interrotto devono essere assolutamente evitate..

La risposta è assolutamente no!!
Qualsiasi tipologia di intervento alla prostata per ipertrofia prostatica (a cielo aperto, endoscopico, laparoscopico o robotico) non comporta l’impotenza, ovviamente se lei ha problemi di erezione prima di operarsi li avrà anche dopo l’intervento.

Certamente! Essendo il cancro prostatico asintomatico (almeno all’inizio) le uniche armi per arrivare ad una diagnosi precoce sono i controlli urologici periodici ed il dosaggio del PSA totale nei soggetti di età superiore a 40 anni. Tali semplici presidi possono indirizzare ad esami di secondo livello (ecografia prostatica transrettale; dosaggio urinario del PCA3; biopsia prostatica) che possono portare alla diagnosi ad uno stadio iniziale, ad una terapia precoce ed alla guarigione nella maggioranza dei casi.

Il suo urologo le ha prescritto un alfa-litico, tale farmaco la aiuta a mingere meglio e a svuotare meglio la sua vescica, tuttavia alcuni di essi presentano un effetto collaterale che si chiama eiaculazione retrograda, cioè al momento dell’orgasmo lo sperma non viene più emesso all’esterno ma nella vescica per poi essere eliminato quando si minge. Tuttavia alla sospensione del farmaco di solito quest’effetto collaterale svanisce.